Golpe in Turchia: cos’è successo?

golpe TurchiaIl tentato colpo di stato di Venerdì notte, organizzato pare per il momento da una parte non poi così minoritaria dell’esercito, sembra essere stato definitivamente messo alle corde.

Tra sabato e oggi sono stati arrestati oltre 3000 soldati (dai piani alti a quelli più bassi), sono stati messi alla porta altrettanti magistrati, un numero simile di poliziotti e, nel momento in cui vi scrivo, sembra essere arrivato il turno degli impiegati statali dei Ministeri.

Si tratta di un’operazione che, al contrario di quello che vorrebbero farci credere i giornali occidentali, in pochissimi avrebbero soltanto anche immaginato, con l’esercito turco che ormai da quasi un decennio è ridotto ad una macchia sbiadita di quello che era dalla fondazione della Repubblica.

Lo stesso esercito che nei primi 50 anni della Repubblica Turca aveva preso il potere senza colpo ferire, riconsegnando poi la guida del paese a mezza democrazia, ha messo in atto un golpe goffo, quasi da film, che ricorderà a molti dei nostri lettori il Vogliamo i Colonnelli di Monicelli.

Se ne sono scritte di cotte e di crude sull’accaduto, soprattutto sulla stampa italiana. Purtroppo si è puntato ancora una volta sul sensazionalismo e sulla narrativa stantia del padre padrone (Erdogan) con mire integraliste sul paese. Una narrativa però tanto avvincente quanto inutile. Le riflessioni che seguono sono a mio modesto parere necessarie per cercare di comprendere quello che è accaduto, quello che accade in questo momento e quello che accadrà.

Un golpe goffo

Il tentativo di golpe è stato tanto goffo da scatenare le fantasie di mitomani e di complottasti in ogni angolo del pianeta. C’è chi lo imputa ad Erdogan stesso, chi ci vede la longa manus delle potenze straniere, chi ancora invece pensa all’ultimo colpo disperato di un esercito morente.

Potrebbero essere tutte e tre le cose, anche se un tentativo di golpe che lascia 200 morti sulla strada è forse troppo anche per chi, come Erdogan, è riuscito negli anni a ritagliarsi un’etichetta di mostro sanguinario e dittatoriale, a volte a ragione, a volte meno.

L’assurdità del golpe è stata evidente sin dalle prime battute: a Istanbul, soprattutto il venerdì, si rincasa tardi dal lavoro e le 21:30 non sono esattamente l’orario migliore per trovare una città sgombra da occupare con qualche decina di carri armati. Le immagini del blocco sul ponte tra i due continenti ne sono la riprova: un lungo torpedone di macchine è rimasto bloccato e il tam tam sui media è partito praticamente da subito.

Personalmente ho avuto i primi sentori di golpe quando davanti alla mia finestra, che affaccia su un’arteria stradale molto importante della città, sono cominciati a passare carri armati in fila indiana. Pensavo ad un assurdo spostamento di mezzi cingolati su asfalto, anche se l’arrivo della notizia del blocco dell’aeroporto e del ponte davano sicuramente indicazione che qualcosa di importante stava per accadere. Alle nove e mezza? Anche i miei amici collegati a vario ruolo con l’esercito stentavano a crederci.

Chi è Fetullah Gulen

Il governo, a castagne ancora caldissime, ha incolpato del tentativo di insurrezione (così lo hanno chiamato insistentemente sui media) Fetullah Gulen, un imam che vive ormai da diverso tempo negli Stati Uniti, dove si è ritirato per evitare la cattura da parte degli stessi militari che avrebbero messo in atto il golpe di Venerdì, poi fallito.

Al contrario di quanto scrive La Repubblica, Fetullah Gulen non è né tollerante né moderato, e parte del successo che è riuscito a riscuotere in Occidente è dovuto ad ottime campagne di PR, piuttosto che alla genuinità della sua versione apparentemente low profile dell’Islam.

Le mire di Gulen a livello statale, sebbene si possa evitare di arrivare ai livelli paranoici di Erdogan, è comunque chiara dal fatto che ancora oggi moltissimi affiliati al suo movimento occupano posizioni di rilievo all’interno dell’enorme macchina burocratica turca, soprattutto in polizia e in magistratura.

“Il regalo di Dio”

Dopo che era diventato ormai chiaro che il golpe fosse destinato a fallire, Erdogan ha affermato in TV che il golpe è stato un dono di Dio. Un’affermazione piuttosto sopra le righe, che rientra però alla perfezione nel personaggio che RTE si è costruito negli anni. Di peli sulla lingua ne ha sempre avuti pochi.

Non si può parlare di lapsus che indicherebbe che l’architetto del golpe sia stato lui. È davvero troppo furbo per cadere in una trappola del genere.

Cosa succede adesso?

Dalla vittoria delle forze di Erdogan qualcuno si aspetta riconciliazione. La verità è che i 7000 arresti delle prime ore fanno pensare alla resa dei conti tra i due pesi massimi della politica turca e che tutto finirà in un bagno di sangue metaforico, con Erdogan assolutamente convinto che trovare  la via della riconciliazione non sia la strada giusta da seguire. Staremo a vedere: per la Turchia comunque si prospetta un momento davvero difficile.

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