Internet in Turchia: ecco cosa cambia sulla censura del web

internet-turchia-protestaIl rapporto tra la Turchia e Internet non è mai stato dei migliori. Chi frequenta il paese da diversi anni si ricorderà dei grotteschi tentativi di bloccare YouTube per un video che insultava il padre della patria Mustafa Kemal Atatürk, e si ricorderà degli altrettanto grotteschi ban  su network di siti come GeoCities, colpevoli di aver ospitato, anche in quel caso, un paio di blog che offendevano la memoria di Kemal.

Un rapporto mai idilliaco, che fa il paio con una situazione della carta stampata e dei media televisivi da sempre, e non solo da quando Recep Tayyip Erdoğan è salito al potere, piuttosto turbolenta.

Ad oggi la Turchia detiene il record di incarcerazioni ai danni di giornalisti, e nonostante le proteste della comunità internazionale continua spedita per la sua strada, costellata di arresti ed espulsioni eccellenti, come quella recentissima del giornalista azero Mahir Zeynalov, collaboratore di diverse testate turche, accompagnato alla frontiera come un delinquente qualunque.

Questo il contesto nel quale si inserisce una legge che ha fatto discutere e che continuerà a far discutere, una legge della quale però si è capito decisamente poco, complice un passaparola sui social network che come in moltissimi casi precedenti, aggiunge, toglie, taglia e stravolge.

Cosa cambierà con la nuova legge

Un sito internet può già essere bloccato in Turchia in determinati casi, che vanno dalla violenza su minori al gioco d’azzardo, passando per l’oltraggio alla Turchia, all’essere turchi e al fondatore della patria, per chiudere, e questo è un evergreen, con i siti che trafficano pirateria.

Basta fare un esposto alla procura, e fino al dibattimento, il sito non sarà raggiungibile dai network turchi, a patto che, ovviamente, non si abbiano quelle minime capacità tecniche per aggirare gli ostacoli posti dai tribunali.

La legge introdotta dal governo Erdoğan, in realtà piombata in parlamento senza, denunciano le opposizioni, alcun consulto, punterebbe a saltare l’ordine del tribunale nel caso specifico in cui il materiale da rendere irraggiungibile violi la privacy o i diritti fondamentali di un individuo.

Una fattispecie in realtà molto ristretta, che però potrebbe essere usata facilmente per zittire la stampa che, in uno scontro epocale tra Fethullah Gülen e il primo ministro, pare essere in possesso di tantissimo materiale (intercettazioni che sembrano ad orologeria a dire il vero) da pubblicare, e che potrebbe costituire un grosso problema per i politici coinvolti nello scontro trasversale che sta attraversando il partito di governo.

Un video pubblicato su YouTube che riporti una telefonata intercettata, come quello che ha fatto un po’ il giro dell’internet turca e che ha spaccato il fronte dei Gülenisti, potrebbe essere rimosso senza passare dalla corte, semplicemente presentando domanda ad un nuovo ente creato all’uopo, che nonostante le garanzie di imparzialità, lascia un po’ perplessa l’opposizione. Una versione moderna del censore romano insomma, in una repubblica governata da un partito che, in verità spesso a ragione, si è sempre presentato come forza in grado di rendere più democratica lo sgangherato stato di diritto turco.

La situazione di Internet ad oggi

Internet in Turchia è sicuramente più recintato della sua versione, passatemi il termine improprio, italiana. YouTube è di nuovo accessibile, anche se questo è stato frutto parzialmente della rotazione di IP dell’azienda di Mountain View, dato che fine a qualche mese fa alcuni servizi minori offerti da Google non erano ancora raggiungibili dai network turchi.

Negli anni passati, a causa di una legge approvata nel 2007 dal partito di maggioranza AKP, si è assistito a tentativi in realtà piuttosto ridicoli di bloccare l’accesso a siti web: tra i più famosi pastebin.com, una sorta di blocco note digitale e interattivo che fu bloccato perché qualche buontempone lo usò per offendere la repubblica. Celebre anche il caso di imdb.com, che sfuggì alla censura solo perché lo zelante dipendente pubblico preposto all’inserimento dei siti nella blacklist, ne sbagliò lo spelling, inserendo imbd.com al posto di quello giusto.

La situazione della pornografia

La pornografia è bloccata in Turchia in maniera pressoché totale, rientrando nella fattispecie del “materiale osceno” richiamato dalla legge del 2007 di cui abbiamo già parlato. Un blocco urbi et orbi, che è responsabile dell’esplosione delle VPN europee o americane a pagamento, che permettono agli utenti turchi di raggiungere, oltre ai siti normali, anche quelli, utilizzando la stessa lingua del legislatore, osceni.

Blocco della pirateria, ma in strada…

I siti di file Torrent sono bloccati in Turchia con un blocco leggero. Basta cambiare DNS e sono di nuovo raggiungibili, anche se questa soluzione probabilmente crea qualche problema a quegli utenti digitalmente non preparati.

Forse una delle situazioni più ridicole, dato che ad ogni angolo di Istanbul è possibile acquistare DVD copiati, venduti con tanto di banchetto, e nei confronti dei quali le autorità non sembrano prestare più di tanta attenzione, nonostante in quel caso il lucro sia più che cristallino.

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